Che
il territorio vesuviano riservi sorprese, nel bene e nel male, è cosa risaputa.
Accade così, che una calda domenica di giugno offra l’occasione
per scoprire un sito del tutto sconosciuto ai più. Per raggiungerlo è sufficiente percorrere pochi km di strada dal centro urbano di uno dei
paesi alle pendici del Somma-Vesuvio. Il visitatore intraprenderà qui un "viaggio" tale da proiettarlo indietro nel tempo di ben 17.000 anni.
Il paese in questione è Pollena Trocchia, ed il sito quello che, negli anni ottanta, fu sede di una cava estrattiva.
Parliamo della zona di territorio denominata “Carcavone”, una parte del Monte Somma dal passato di certo poco felice.
La zona fu infatti deturpata prima, per
un ventennio, dall’attività estrattiva della cava e poi offesa dagli
sversamenti illegali di rifiuti. Lo scempio ambientale e idrogeologico che ne è
derivato è facilmente immaginabile.
A ribellarsi all’ennesima discarica abusiva
un gruppo di cittadini pollenesi.
Nel 1997 nasceva infatti l'associazione “Liberi Pensieri”, il cui scopo
prioritario fu proprio quello del recupero e della riqualifica dell’area.
Come
spesso accade, la sorte ci ha messo lo zampino. Questo per dire che è stato
proprio l’operato deprecabile della cava a mettere in luce la presenza di piccole strutture vulcaniche, formatesi sul fianco del Somma, prima della potente eruzione pliniana di 17.000 anni fa. Tali strutture vulcaniche sono oggi note, nella letteratura vulcanologica mondiale, come "Conetti di Pollena".
Ad accompagnarci nell’escursione, patrocinata dal movimento dei “Cittadini per
il Parco”, i membri dell’associazione Liberi Pensieri. Si parte dall’area che,
un tempo sede di svernamenti illegati di rifiuti, dopo un'opera di bonifica e
riqualificazione, che tra l’altro ha portato alla piantumazione di nuove
essenze arboree, appare oggi come una piacevole zona di sosta. Ad accoglierci
un gazebo con albicocche fresche ed acqua.
Il percorso è molto breve, non
supera in tutto i 2km. L'importanza scientifica dell'area appare subito evidente. La spiegazione delle formazioni vulcaniche rinvenute, curata dal geologo Santolo Mariano Di Sarno - membro dell’associazione Liberi Pensieri - comincia con la narrazione della storia del Somma. Si tratta di un vulcano
antichissimo, padre dell’attuale Vesuvio, la cui storia eruttiva ha subito nel
corso degli anni notevoli trasformazioni, con un’alternanza di attività effusive
ed esplosive. Come risultato delle prime, la formazione di alcune bocche
laterali chiamate anche conetti avventizi. Quelli di Pollena hanno, appunto, un’età
di circa 17.000 anni. Si tratta di formazioni dalla vita relativamente breve: nel
giro di poche ore nascono e crescono, prima che il centro eruttivo si sposti.
Dal diametro di circa 25 metri, con un’altezza che non supera i 15-20 metri
tali conetti, in tutto ne sono tre, racchiudono un bagaglio di informazioni sulla storia
eruttiva del Somma-Vesuvio: guardando le pareti del condotto vulcanico è
possibile ricostruire la stratigrafia corrispondente ai diversi momenti
eruttivi. Il Somma-Vesuvio è infatti un vulcano cosìdetto “strato” che alterna
momenti di alta esplosività con l’emissione di lapilli, pomici, brecce laviche
a momenti di tranquille effusioni magmatiche. Dal punto di visto geologico si
tratta quindi di un sito dalla grande importanza, la cui scoperta ha consentito
di rivedere le varie teorie circa la chimica del magma prodotto. Prima del
rinvenimento di tali conetti non si pensava infatti, che ci fossero emissioni laterali al condotto vulcanico principale.
Visibili nel sito anche le antiche briglie
borboniche costruite per la regimentazione delle acque. Tali briglie, insieme
alle vasche di raccolta, consentivano la riduzione della velocità dell’acqua e
la sua decantazione, fino all’immissione in mare.
La zona in cui ricadono i
conetti appartiene oggi alla Provincia. Purtroppo lo scarso controllo non la
rende immune da fenomeni di vandalismo; di recente è stato tranciato il
cartello descrittivo del secondo conetto e danneggiata la palizzata in legno
costruita per proteggere i visitatori. Non solo, arrivati nuovamente al punto
di partenza dell’escursione, veniamo
informati dell’avvistamento, lungo la parete superiore, di un camioncino lì
presente con il chiaro intento di scaricare rifiuti.
Emerge la necessità di una
maggiore sinergia dei cittadini tutti, con le istituzioni presenti sul
territorio e con l’Ente Parco, al fine di tutelare e promuovere queste bellissime aree
realizzando nuove opportunità di sviluppo e, perché no, di lavoro per le future
generazioni.
Qui sono disponibili alcuni scatti fotografici realizzati durante l'escursione.