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venerdì 4 ottobre 2013

La discarica cittadina


Il fatto - Nel mese di agosto documentammo l'incresciosa scoperta fatta dai Vigili del Fuoco del comando di Sorrento in via Panoramica Fellapane (link). Accorsi per domare un banale incendio di sterpaglie, gli agenti si trovarono invece al cospetto di una vera e propria discarica. Mischiati alla vegetazione e parzialmente occultati da un sottile strato di terra, eternit, scarti di lavorazioni edili, vernici, pneumatici, etc. Inevitabile l'intervento del nucleo speciale NBCR (Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico) al fine di verificare la presenza di agenti pericolosi per la salute umana. Gli specialisti accorsi, pur non rilevando rischi nell'immediato, verbalizzavano e notificavano al comune di San Sebastiano al Vesuvio la necessità di bonificare immediatamente l'area onde evitare potenziali rischi futuri. Con un immediato intervento il Sindaco, Giuseppe Capasso, che in base all'articolo 54 comma 4 del TUEL (Testo Unico delle leggi per l'ordinamento degli Enti Locali) è responsabile per l'adozione di provvedimenti atti a tutelare la salute pubblica, ordinava ai proprietari del fondo la bonifica e la messa in sicurezza dell'area. Questa avrebbe dovuto realizzarsi in un massimo di 20 giorni dalla pubblicazione della citata ordinanza (n° 32 del 13/8/2013) e comportare il ripristino delle condizioni igieniche mediante la rimozione e lo smaltimento, ad opera di personale specializzato, dei rifiuti presenti.
Stato recente e passato  -  Stamani ci siamo nuovamente recati sul posto. Come temevamo lo stato in cui versa il terreno è ancora quello seguito all'incendio. Sono passati quasi due mesi, ma nessuna delle condizioni imposte dall'ordinanza del Primo Cittadino sembra aver trovato accoglimento. Intanto, riflettendo sullo stato dei luoghi, la memoria è ritornata al passato. Esattamente al 2010 e al ricordo di alcuni cartelli di "area sottoposta a sequestro" che cingevano il fondo. Decidiamo così di approfondire e, facendo alcune ricerche, ci imbattiamo in un articolo del quotidiano "Il Mattino" datato 28 maggio 2010: "sequestrato dal Corpo Forestale un sito di stoccaggio abusivo di rifiuti allestito dal comune all'interno dell'area protetta di via Panoramica Fellapane. Denunciati la responsabile amministrativa dell'ufficio ambiente del Comune, l'amministatore unico della ditta appaltatrice per il trasporto dei rifiuti ed i proprietari dell'area. Una discarica abusiva, l'ennesima nel Parco del Vesuvio, ma questa volta il Comune sapeva, anzi ne era il responsabile: secondo le prime indagini degli agenti del Corpo Forestale, diretti dall'ispettore Tommaso D'Ambra, l'area adibita a discarica era priva di ogni autorizzazione e di conseguenza, in difformità con le leggi in materia di rifiuti dell'Ente Parco del Vesuvio."
L'intervento del Corpo Forestale fu all'epoca sollecitato da una chiamata anonima. Gli agenti immediatamente intervenuti - riporta l'articolo-  trovavano e denunciavano nel fondo alcuni operai del Comune e della ditta appaltatrice. Rifiuti di ogni genere si mescolavano così alle sterpaglie comunali, le sole che per accordo "verbale" dovevano trovare temporaneo stoccaggio nel sito.

Quale futuro? - Non aggiungiamo commenti, non è nostro interesse entrare nel merito giudiziario dell'accaduto, non conoscendone l'iter e non avendo altre informazioni a riguardo. Resta la mole enorme di rifiuti trovata a due passi dal centro urbano, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio,  di pericolosità tale da far temere una contaminazione dell'intorno e del terreno; resta un'ordinanza, quella del Primo Cittadino, citata prima, che a questo punto sembra scarna di valore e significato; resta un comune che abusa della parola "legalità" e per la settima volta ne fa uno slogan cui non corrispondono fatti; restano i pensieri, e sono tanti, di chi come noi crede, vuole e pretende che qualcosa cambi; resta l'amaro in bocca, quella sensazione di impotenza, quando ci si accorge in fondo di essere in  pochi, a volte soli, a volerlo; resta il grido soffocato, lo sguardo spento e sofferente, di chi a furia di respirare e mangiare rifiuti si è ammalato ed è morto lasciando solo vuoto, lacrime e ricordi; resta la colpa e la responsabilità di chi questa terra la odia, la sfrutta, per i suoi interessi, per la sua ricchezza, per il suo masochistico egoismo.

domenica 18 agosto 2013

Incendi al veleno, fra indifferenza e bonifiche necessarie

Lo scorso 8 agosto un incendio di vaste dimensioni interessava un terreno privato sito lungo la via Panoramica Fellapane in San Sebastiano al Vesuvio. Per chi non la conoscesse si tratta della strada che, costeggiando alcuni fondi privati, coltivati prevalentemente a pomodori - quelli del piennolo - ed albicocche conduce al punto iniziale del sentiero n°8 del Parco Nazionale del Vesuvio, "Il Trenino a Cremagliera". 
Più volte ci siamo interessati della zona denunciando il degrado di cui è vittima, nella totale indifferenza delle istituzioni locali e della maggior parte dei suoi abituali fruitori: possessori di fondi ed attività commerciali (leggi 1, leggi 2, leggi 3). Da area periferica, porta di accesso al Parco, con invidiabile vista sul Golfo di Napoli, è diventata pattumiera non solo per chi cerca intimità, ma anche per i tanti criminali che nelle ore serali si liberano di rifiuti e veleni. 
Accade così che, intervenendo per domare l'incendio di sterpaglie, gli operatori dei Vigili del Fuoco, sede di Sorrento, "constatavano - riportiamo puntualmente il verbale - presenza di materiali di risulta (eternit, stracci, vernici, spazzatura,  pneumatici) e chiedevano l'intervento del nucleo NBCR  al fine di verificare eventuale presenza di agenti tossico nocivi per la salute umana". Fortunatamente leggiamo: " il rilevamento strumentale forniva indicazioni rientranti nell'ordinaria fluttuazione del fondo naturale, sia in riferimento ad agenti chimici che a sostanze radioattive denotando assenza di pericolo immediato". Contestualmente gli operatori contattavano il Comune chiedendo di intervenire rapidamente per bonificare l'area, evitare i rischi potenziali e tutelare la salute pubblica. Da qui l'ordinanza contingibile ed urgente del Primo Cittadino san sebastianese, Giuseppe Capasso, datata 13 agosto, con la quale  impone ai proprietari del fondo di rimuovere i rifiuti e procedere con la bonifica.  
Pur lodando il provvedimento immediato operato dal Sindaco siamo estremamente amareggiati dal fatto che ci si muova, intervenendo su ciò che è noto a tutti come se nulla si sapesse e l'accaduto fosse un fatto eccezionale, solo dopo il sollecito dei Vigili del Fuoco. Amareggiati, perchè il provvedimento riguarda solo il sito segnalato mentre andrebbe esteso anche ad altri fondi presenti in zona e lo stesso comune dovrebbe prendersi delle responsabilità dirette per le aree di sua pertinenza.
Intanto nella giornata di ieri, intorno alle 19.30, un denso fumo nero si alzava tra Massa di Somma e Pollena Trocchia, nei pressi del ristorante "Villa Egea", spargendo altri veleni in zona. 

lunedì 6 maggio 2013

Una domenica al veleno

Una domenica al veleno per il quartiere di Ponticelli e per buona parte dell'area vesuviana. Nel tardo pomeriggio di ieri, 5 maggio 2013, un rogo di gigantesche proporzioni ha devastato un deposito giudiziario, in Via Vicinale Molino Annunziata, nel popoloso quartiere di Ponticelli. Una densa colonna di fumo nero, visibile in ogni dove, si è levata alta nel cielo dell'hinterland napoletano. Numerose esplosioni si sono susseguite per la presenza di carburante nei serbatoi della circa 500 vetture ferme nel piazzale. Una cinquantina di pompieri sono intervenuti tempestivamente per domare l'incendio. Le operazioni di spegnimento si sono protratte per molte ore.
Purtroppo, non è la prima volta che nel vicino quartiere di Ponticelli si sviluppano roghi, quasi sempre di natura dolosa, che minano seriamente la salute umana. E a poco serve tapparsi in casa, con le finestre chiuse e le persiane calate, le sostanza tossiche, liberate nell'atmosfera, finiscono per depositarsi al suolo, inquinando i terreni coltivati ed i fondi destinati all'allevamento. Tradotto, i veleni entrano inesorabilmente nella nostra catena alimentare.