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venerdì 5 dicembre 2014

Sabato 20 dicembre, convegno - tavola rotonda: "VESUVIO, settant'anni dall'ultima eruzione"

San Sebastiano al Vesuvio- L'appuntamento è per il prossimo 20 dicembre, alle ore 18:00, presso il Convento delle suore francescane "R. Verolino" - Sala del Refettorio, in Via Principessa Margherita. Il primo marzo del 1944 il Vesuvio, per la quarta volta dall'inizio del secolo, manifestava i segni dell'imminenza di un'eruzione. L'11 marzo una parte del conetto di scorie centrali crollò nel camino vuoto, innescando un'intensa attività all'interno del cratere. Il 21 marzo un articolo non firmato apparso sul quotidiano "Il Risorgimento" riportava: "Da sabato notte, come abbiamo annunziato, il Vesuvio è in una importante fase di eruzione che è proseguita nella giornata di ieri, facendo dilagare dal cratere incandescente migliaia di tonnellate di lava". 
Avanzando lentamente, il fiume di roccia fusa giunse il 18 marzo a minacciare gli abitati di San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma. A complicare il momento storico delicatissimo, che vedeva l'occupazione del Meridione da parte delle forze alleate, le vicissitudini delle popolazioni alle pendici del vulcano costrette all'inevitabile evacuazione. Una lucida descrizione di quanto stava accadendo a San Sebastiano ce la fornisce Norman Lewis, ufficiale alleato a seguito dell'esercito americano, nel suo libro diario "Napoli 44": "Al momento del mio arrivo la lava stava avanzando piano piano lungo la strada principale del paese e a cinquanta metri dalla grande massa di detriti in lento movimento alcune centinaia di persone, per lo più in nero, stavano inginocchiate in preghiera". Molti attribuiranno proprio ad un intervento divino l'arrestarsi del flusso lavico e la completa interruzione dell'attività vulcanica registrata il giorno 29 marzo.
Sono passati 70 anni da allora. Anni di ricostruzione che hanno regalato un nuovo volto non solo ai comuni di San Sebastiano al Vesuvio (foto a lato) e Massa di Somma, sepolti in parte dalla lava, ma all'intera area vesuviana; anni in cui il rischio legato alla presenza del vulcano è cresciuto, ma paradossalmente il ricordo della sua passata attività si è assopito. A tenerlo in parte vivo solo la memoria dei pochi anziani che spesso, con gli occhi lucidi, si soffermano, ancora impressionati, sull'immagine della lava in movimento. Alcuni ne parlano come se ancora la vedessero fluire, altri con venerazione, come se avesse un'anima, quella dei luoghi inglobati e pietrificati per sempre. Il rapporto fra abitanti e Vesuvio è però tutt'altro che idilliaco e sereno: il ricordo appare spesso confuso, viziato da sofferenza ed emozioni, il più delle volte infastidisce soprattutto chi ha stabilito alle pendici del vulcano la propria dimora. Ma a 70 anni dall'ultima eruzione il Vesuvio fa ancora paura? Può lo strumentale silenzio dei più costituire un'implicita ammissione di colpa, celando la consapevolezza dei tanti danni operati ad un territorio cresciuto male ed a dismisura?
Certo gli strumenti di tutela ci sono, ma non mancano le difficoltà nell'applicarli. "Dal 1997 ad oggi sono pervenute all'Ente Parco ben 2000 ordinanze di richieste di demolizione a fronte solo di 35 abbattimenti", ammette l'ex Presidente, ora Commissario straordinario del Parco Nazionale del Vesuvio, Ugo Leone, in una recente intervista. L'abusivismo è una piaga innegabile, purtroppo non è l'unica, si fonde con la triste realtà dei numerosi rifiuti abbandonati, delle chances negate, delle potenzialità mortificate. Aprire un tavolo di discussione che possa stimolare la curiosità storica ed al contempo fornire un momento di confronto sulle più recenti tematiche che riguardano l'area, appare quanto mai un atto necessario.
Il convegno (locandina a lato) mira dunque, ripercorrendo le vicende più significative del Vesuvio nei suoi settant'anni, a partire proprio dall'evento drammatico dell'ultima eruzione, ad una riflessione più acuta su quanto si è fatto e quanto ancora c'è da fare. In tale ottica le vicende del marzo '44 fungono da spartiacque rompendo la continuità temporale ed avviando il periodo, per molti di decadenza, per altri di inevitabile evoluzione, che ci ha condotti ad oggi.
Recuperare la memoria e riconoscere la specificità e la vulnerabilità dell'area vesuviana appaiono elementi essenziali per mitigare il rischio ed affrontare serenamente e consapevolmente, nel segno della tutela e del rispetto, il futuro. 
Svolgimento della serata. La serata del 20 dicembre si svolgerà secondo due distinti momenti: il primo lascia ampio spazio ai relatori, il secondo è di confronto e dibattito.
Personalità eterogenee si alterneranno dunque improntando il discorso sulle specifiche competenze maturate. A supporto degli interventi è prevista la proiezione di materiale iconografico in forma di fotografia e video.
Sono previsti interventi di: Giuseppe Rolandi, Prof. Ordinario di Vulcanologia presso l'Università di Napoli "Federico II"; Angelo Pesce, Geologo e Divulgatore; Giovanni Gugg, Antropologo; Bernardo Cozzolino, Conservatore dei Beni Culturali, Storico del vesuviano; Umberto Saetta, Ambientalista e Guida Esclusiva del Parco Nazionale del Vesuvio.
Il secondo momento si svolgerà nella forma di "tavola rotonda" con un dibattito articolato intorno a immagini e frammenti video particolarmente significativi. La tavola rotonda sarà moderata in modo da garantire un equo bilanciamento dei tempi tra i partecipanti.
Saranno invitati a intervenire: Giuseppe Capasso, Sindaco di San Sebastiano al Vesuvio; Antonio Zeno, Sindaco di Massa di Somma.

Fonte: comunicato stampa

venerdì 14 settembre 2012

Il Filo Spezzato, la convention dei "Cittadini per il Parco"

Venerdì 7 settembre si è tenuta, presso la facoltà di Agraria di Portici la convention del Movimento “Cittadini per il Parco”.  In una sala gremita, gli ospiti presenti, hanno discusso della salvaguardia del nostro patrimonio ambientale e culturale.
Dopo i saluti di rito del Preside della Facoltà, Paolo Masi, la parola passa al portavoce del movimento organizzatore, Giovanni Marino, imprenditore agricolo. Marino legge un comunicato del movimento che subito accende i riflettori sull’Ente Parco del Vesuvio, collettore e portavoce, nelle intenzioni originarie, delle esigenze dei 13 comuni rappresentati. L’accento è posto sulla “Comunità del Parco”, mai veramente nata – denuncia Marino - a causa della litigiosità delle amministrazioni: “Cittadini per il Parco cercherà di fare quello che la politica non ha voluto o saputo fare, cercherà di creare la Comunità del Parco dal basso”. In ballo ci sono anche i progetti PIRAP che, ad una prima analisi dei CpP, sembrano destinati al miglioramento della viabilità ed al rifacimento di strade urbane e rurali e non ad un organico programma di qualifica e sviluppo dell’area del Parco.
Prende la parola l’archeologo Salvatore Settis, il suo discorso è sintetizzato in una frase: “La tutela dell’ambienta e la tutela dei diritti umani sono la stessa cosa”.
Carlo Petrini, fondatore di “Slow Food Italia” evidenzia la necessità di un nuovo paradigma. In sintesi ritiene necessario, per uscire dalla difficile situazione economica in cui versa il Paese, ritornare all’agricoltura ed all’artigianato innescando, allo stesso tempo, una nuova cultura del risparmio al fine di evitare gli inutili sprechi.
A riportarci alle specifiche questioni locali ci pensano tre rappresentati di altrettante associazioni operanti sul territorio. Gli attivisti campani del “Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio” rivendicano l’incostituzionalità della legge regionale che riguarda la tutela e la salvaguardia del paesaggio. Il comitato “In Città c’è Movimento” di Sorrento, chiedendo solidarietà ai vesuviani, lamenta dell’aggressione inaudita subita dal loro territorio "devastato da boxlandia”, così è definita la “moda speculativa” di realizzare box auto al posto degli agrumeti. Un ultimo intervento pone l’accento sulla problematica di Terzigno ed allo stesso tempo elogia la mobilitazione della cittadinanza contro la tristemente famosa discarica. "Il Parco del Vesuvio non può essere un luogo di discariche per l’inefficienza degli amministratori e della politica", questo il messaggio lanciato, pienamente condiviso da Ugo Leone, Presidente dell’ Ente Parco. La tutela e la salvaguardia del territorio si intrecciano inoltre con le preoccupazioni di chi del Vesuvio vede i potenziali rischi. Manca la presa di coscienza delle popolazioni alla pendici del vulcano che spesso ignorano la sua pericolosità e soprattutto un piano di evacuazione, degno di questo nome, supportato da mezzi ed esercitazioni.
Dal dibattito emerge un’esigenza comune: tutte le realtà territoriali reclamano la necessità di un maggiore dialogo e di una maggiore rappresentatività a livello istituzionale. Le forze in campo sono tante, ed è necessario che comincino davvero a cooperare superando la logica spesso individualistica da cui sono ispirate. E’ una sfida di certo non facile, ma l’obiettivo è nobile, c’è in gioco in destino del Parco del Vesuvio insieme a quello di intere generazioni di giovani che in esso potrebbero maturare attività ed interessi.